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Un illusionista reo confesso, uno scrittore che nega di esserlo, un architetto che diffida dell’architettura. Quello che i protagonisti di questi incontri hanno in comune è parecchio; ma è più nascosto che evidente.
Tre italiani che appartengono a un’Italia più lontana nella percezione di quanto non lo sia nel tempo. Tre “vecchi tweed” di annata: classe 1928 Cesare Garboli (scomparso nel 2004); classe 1941 Paolo Pejrone; classe 1942 Aldo Savoldelli, in arte Silvan.
Tre fuoriclasse nei propri campi di competenza, che hanno amato con abnegazione assoluta. Ma anche tre eccentrici; talenti che si sono espressi fuori da ogni consorteria - anzi, nonostante ogni consorteria- , capaci di trasformare la loro sapienza in qualcosa di unico. Hanno avuto dei maestri di cui sono fieri; ma si fatica a trovargli dei discepoli, a riprova di quanto la grandezza sia solitaria.
La conversazione con il saggista versiliese Cesare Garboli è stata pubblicata su Ventiquattro, il Magazine del Sole 24 ore, nel febbraio del 2001; quella con il mago Silvan, veneziano di nascita e romano di adozione, sempre su Ventiquattro nel maggio del 2001; quello con l’architetto dei giardini torniese Paolo Peyrone sul magazine Luna nell’aprile del 2003.
L’idea di raccogliere assieme questi tre incontri nasce anche da un’analogia stilistica, e vuole essere una piccola dichiarazione d’amore verso un giornalismo anch’esso d’antan. Oggi i media vanno veloci, sempre più veloci; e sembrano preferire l’immediatezza delle immagini alle parole. Nel loro piccolo, questi tre incontri vanno controcorrente, e ci vanno con lentezza, nella convinzione che non tutto si possa raccontare con le immagini.Che ci sia qualcosa, oltre la superficie delle cose, che si può provare a raggiungere solo con le parole. Le parole, lo sappiamo bene, hanno tanti difetti. Ma hanno anche uno strano pregio: sono insostituibili... ...
Matisse Basquiat Picasso Il Veronese
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