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Nel 1958, nonostante i suoi ottant’anni, Amedeo Gori giocava ancora a biliardo ed era considerato un’ottima stecca. A detta di tutti, nessuno come lui sapeva dove e come colpire la biglia, e quale era la giocata giusta; quanto poi a realizzarla era un’altra faccenda, lÏ interveniva la forza del braccio, l’elasticit‡ del polso, la vista buona, la resistenza alla fatica, tutte cose che col tempo scemano. Ad ogni modo lui si divertiva sempre molto a giocare, ed era contento quando gli capitava l’occasione di fare una partita. Gori era contrario a giocare di soldi e si risolveva a farlo solo quando proprio non poteva farne a meno e purchÈ le poste fossero ragionevoli: lui era un poeta del biliardo, specie rara, ormai in estinzione, perchÈ a questo gioco si gioca sempre (o quasi) scommettendo denaro. Da giovane era stato un fascista convinto, capo manipolo ai tempi della marcia su Roma, perfino podest‡ di un paesino sugli Appennini, quando lÏ era stato trasferito per ragioni d’ufficio nel corso della sua lunga carriera di funzionario alle Poste. Gli piaceva l’ordine in genere, si trattasse della persona, della casa, del lavoro o delle amicizie. In nome dell’ordine era disposto a fare qualsiasi sacrificio e un ordine generale, quasi supremo, aveva creduto realizzabile dal Fascismo, cui aveva dedicato gran parte della sua giovent_. Dopo la guerra si era ritirato dalla politica per una questione di dignit‡, aveva detto, diffidando di gente che durante il Ventennio aveva ricoperto incarichi importanti e poi, finito il Regime, si era subito fatta trovare pronta per una nuova avventura nella Democrazia Cristiana o addirittura nei partiti della Sinistra. Non ce n’erano stati mica pochi! Lui, pur simpatizzando per il Movimento Sociale, non si era pi_ impegnato nella politica attiva ed anche nelle discussioni al bar, ascoltava, era sempre sul punto di dire la sua, ma poi si ritraeva e non ne faceva di nulla. Tornando a casa, la sera, riprendeva perÚ ogni argomento con la moglie, e allora sÏ che era un profluvio di parole, di ragionamenti, di rimpianti.
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