
Ci si rende subito conto, sin dalle prime righe, che la narrativa è compressa in tempi di relativa dilatazione, un po’ come se si dovesse leggere tutto in poche frasi cercando di giungere alla conclusione in breve tempo. E’ imperativo sottolineare che, anche se le vite dei due soggetti protagonisti si possano accomunare, in realtà, sono nella sostanza completamente diverse.
“Io sono un fuggitivo” è un racconto ispirato dalla fantasia di una persona che spinta dall’insistenza di alcuni amici ha voluto sfogare il suo estro tra le pagine bianche, gettandosi a corpo libero tra le braccia della narrazione. In realtà il racconto vuole mettere in antitesi le caratteristiche umane che emergono tra persone con vite e destini diversi e che in fondo, malgrado tutto, si somigliano più di quanto si possa immaginare.
“Io sono un fuggitivo” rimanda volutamente a colui che per molteplici motivi viene inseguito dalla legge per appianare questioni giuridiche in pendenza con lo stato che lo ospita e la società che lo circonda. Riuscire a fuggire al braccio della legge, vuol dire mettersi al di sopra della legge. Il fuggitivo, così come lo si è voluto descrivere, è colui che si sente Stato, Legge, Giudice e Giurista.
Lo sbirro è descritto invece come una persona inserita in un contesto lavorativo dove non si fanno trasudare emozioni di nessun colore. Volutamente raffigurato come testimone onnipresente del senso dell’onore, della giustizia e soprattutto del dovere, lo sbirro è lo Stato o meglio è, per diritto, il vero braccio esecutivo dello Stato. La rassegnazione all’obbedienza perchè dettata da regole militari e civili, elevano il senso del dovere e della razionalità nell’azione di combattimento, esaltando le virtù delle Forze di Polizia di tutto il mondo legate dal rispetto della legge e della moralità che accomuna ogni essere umano. Non a caso, si è voluto qui sottolineare la distanza tra le emozioni che sono insite nell’uomo con la concreta razionalità delle operazioni “istituzionali”. ...