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Che c’era qualche cosa di grosso in ballo lo avevo capito. I turni di pronta reperibilità si erano ridotti drasticamente. In continuazione ci ripetevano… “in quindici minuti tutta la squadra deve essere in pronto impiego…”. Questo voleva dire essere onnipresente. Mai allontanarsi per più di un quarto d’ora dalla base. Nell'aria si avvertiva che sarebbe successo qualcosa...qualcosa di grosso. Avrei dovuto intuirlo dai progressivi ed incessanti addestramenti quotidiani, la divisione degli uomini in formazioni di piccole squadre scelte e assemblate con principio strettamente tattico, esercitazioni ossessive con ogni tipo di arma, su ogni terreno, in ogni ambiente. Già... tutto avrebbe dovuto essermi chiaro. In fondo mi era già capitato in passato e non aveva portato a nulla di buono.
A ranghi stretti, piccoli gruppi di 6 unità, convivevano insieme ogni tipo di esperienza.
La chiamano “amalgama” ma il vero significato lo si può solo ricercare in parole come azione, guerriglia, conoscenza alle reazioni, l’uno dell’altro. L’obbligo di stare insieme, comunque, ci aveva reso veramente compatti. Ci sentivamo pronti a tutto. Ognuno di noi aveva la sua specializzazione e se ne faceva vanto. Un bel gruppo assortito di cani rabbiosi sottoposti a forti pressioni fisiche e psicologiche. Nell’ultimo fine settimana non ci diedero nemmeno il tempo di avere per noi stessi un misero secondo. Si studiavano attentamente le mappe di un territorio che non ci era conosciuto. Un territorio straniero con una conformazione molto simile al nostro Trentino Alto Adige. Nessun riferimento topografico. Solo la conformazione del terreno. Anche questo, era un segnale evidente.
Non lo scorderò mai. Tutto iniziò la sera di una giornata schifosamente faticosa impregnata di un grigio plumbeo soffocante. Aveva piovuto abbondantemente e quella pioggia incessante aveva trasmesso malumore all’interno della squadra. ...
Matisse Basquiat Picasso Il Veronese
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