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Chi studia i tarocchi, e in particolare gli arcani maggiori, sistema simbolico sospeso tra storia e mito, tra improbabili origine egizie e sicure apparizioni nelle corti rinascimentali italiane, si imbarca in un percorso a spirale che non si esaurisce mai e tende a risuonare con altri sistemi simbolici,
Da molti anni tengo corsi di taglio psicologico sul simbolismo dei tarocchi. Assieme a Patrizia Lacerna, nel libro “Il Matto e il Mondo”, ne abbiamo dato una interpretazione psicosintetica. Queste immagini proteiformi, in continua mutazione eppure fisse sotto la superficie, sono formidabili “macchine da storie”. Jodorowsky li semina a piene mani nei suoi film, Calvino, ne “ Il castello dei destini incrociati” , ne fa scaturire l’intreccio delle storie con cui i cavalieri si intrattengono.
E allora ho deciso di combinare lo studio del simbolismo con la pratica della scrittura, unendo due passioni in un’ibridazione assai fertile .
All’inizio i partecipanti tendono a legarsi troppo all’immagine, dandone una lettura fin troppo aderente. Man mano che entrano nel bosco degli arcani e accettano di perdersi e di ascoltare ciò che l’inconscio racconta, le storie diventano più libere e la carta scompare, per riemergere più potente nell’essenza delle storie : l’allegoria si fa simbolo, quando non mito.
Le si possono leggere indipendentemente dai tarocchi, di cui incarnano livelli assai più sottili.
Questi racconti, scritti dai partecipanti dell’ultimo corso, ne sono un esempio. ... |
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